Ho vinto.

La serata è stata perfetta. Si è incastrato tutto alla perferzione.

Il mio racconto ha preso vita, indipendetemente da me,  ed ha varcato spazi che nemmeno immaginavo.

Le mie parole hanno dato voce alle emozioni di tante persone diverse, ciascuna con le proprie motivazioni personali, e non pensavo di esser capace di far tanto.

Avevo proprio bisogno di vincere. Mi sento rinascere ad ogni complimento, ad ogni attestazione d’affetto, ad ogni segnale positivo che arriva.

Ho trascurato il blog e mi  dispiace, spero di rifarmi nel we…

Ma c’è un motivo per il quale non appaiono più le icone nei commenti ed al loro posto ci sono i ghirigori geometrici?

Mi è sfuggito qualcosa?

Matteria ….

Storia matta. Ma d’altronde cosa altro può essere stasera. La serata è matta. Matta da ammattire. Ho mal di pancia, anzi ho mal di stomaco, proprio all’imbocco dello stomaco e se ci penso, al dolore intendo, mi fa pure male di più. La verità è che ho paura. Sì, sì ho paura. Forse se lo dico mi passa pure lo sfrigolio che sento nella testa ed il nodo alla gola, che poi coincidono perchè quando deglutisco, il battito che sento di sopra segna un colpo. Insomma da ammattire, per l’appunto.

E come se dovesse succedere qualcosa e non succede mai niente, e come avere un presentimento che non si avvera. Forse mi dovevo chiamare Cassandra, però non è esatto perchè lei le previsioni le azzeccava ma nessuno le credeva, io le assomiglio solo nel credere non nel prevedere. Vabbè, mi tengo il mio nome, anzi i miei, che due sono già difficili di per sè.

Debbo dire che quando ho scritto il raccontino, ero in fibrillazione per mia sorella e non pensavo davvero che mi potessero selezionare. Cioè, mi rendo conto che scrivo un po’ meglio della media e un po’ ci speravo che qualcuno notasse le mie 2000 battute, però da qua a che questo succedesse ce ne passa. E come chi compra un biglietto del supernalotto, spera ovviamente che sia vincente ma in fondo sa che le probabilità sono pressochè nulle, insomma lo compra per sognare e quello sicuramente lo ottiene. Ecco io ho scritto il raccontino per questo, per poter scrivere, per poter dire le cose secondo me nel modo che più mi piace, non l’avevo fatto leggere a nessuno ma perchè ripeto era mio, era il mio modo di intendere. E invece sono stata selezionata. E adesso ho 4 probabilità su 66. E non sono proprio pochissime, insomma il 6% di arrivare tra i primi quattro.
Venerdì si decide al Salone Internazionale del Libro, che non è proprio da buttare via come cornice di un’Iniziativa Letteraria. In realtà più che decidere, si proclama perchè le decisioni sono già state prese da una giuria qualificatissima, che al solo pensiero che hanno letto le 4 parole che ho racimolato mi ritorna il mal di pancia, il mal di testa ed il groppo alla gola. Porca miseria, a saperlo l’avrei perlomeno riletto ed avrei tolto un errore pazzesco. Però dell’errore se n’è accorto solo il mio capo massimo … o forse solo lui ha avuto il coraggio di dirmelo, non so. Comumque a tutti coloro che l’ho fatto notare mi hanno detto che le parole sono così incatenate l’una all’altra che non si nota, sarà!!!

Non volevo scrivere, non volevo scriverne ma non è che poi io sappia fare altro, mettere le parole l’una dietro l’altra mi permette di vedere le cose pià chiramente.

E quello che vedo adesso è che ho paura di non essere scelta, mi dispiacerebbe veramente tanto, non credevo neanche io di tenerci tanto, così tanto. Forse l’evento è più grande di quello che mi aspettavo, forse immodestamente mi sembra di aver scritto una buona cosa, però questo è un giudizio parziale perchè gli altri racconti non li ho visti. Non lo so, sono agitata. Forse sarebbe una piccola rivincita verso chi mi ha sempre deriso perchè leggevo in continuazione, forse forse forse quanti forse, la verità è che mi piacerebbe vincere perchè è bello arrivare primi ed, ormai. è tanto che non mi capita più.
Sì so che questo non mi fa tanto onore perchè scriverlo così spudoratamente è brutto, però a chi piace arrivare secondo? E terzo? E quarto? vabbè, chiudo qua perchè tanto più che sessantaseiesima non posso giungere.

 

 

Agitazione ….

Sono agitata.

Adesso esco dal lavoro e leggo Andrea Vitali, che consiglio a tutti coloro che hanno bisogno di calma, perchè secondo me la sua scrittura ha un potere rilassante che supera anche  migliori medicinali sulla piazza.

So che delle pubblicità degli assorbenti in Tv ne ha già parlato la Littizzetto e c’è ben poco da aggiungere …

Ma io pensavo di essere immune da questi messaggi semplicemente perchè cerco di non vederli e se proprio mi capitano tra una scena e l’altra di un film, mi assento con la testa o vado in bagno o vado a bere.

Tutto ciò fintanto che non ho comprato al Supermercato degli assorbenti in offerta. Mi accingo ad usarli e vedo che sulla bustina che li contiene ci sono delle scritte.
Anche se il momento non è proprio agevole, incuriosita leggo cosa ci può essere scritto su un’imballaggio di tal genere e resto sbalordita.

Riporto alla lettera i consigli offerti alle “donne in ciclo”:

  • Durante il ciclo mestrualeè preferibile non eccedere nel consumo di latticini ( EEHHHH!!!!!)
  • Il termine “Lunatica” riferito alla donna deriva dalle credenze che ritengono la vita della donna influenzata dalla Luna ( MA VA!!! )
  • Gli sbalzi climatici possono influenzare l’andamento delle mestruazioni ( Oh santo Cielo!!! )

E sotto ogni sapiente e dotto messaggino la frase: se vuoi saperne di più clicca www.xxxxx.com

Adesso a me l’unica cosa che  è venuta in mente di chiedere è:
Ma chi è il creativo che ha avuto un’idea del genere?
Io lo devo conoscere, lo devo guardare in faccia.

N.B. la marca degli assorbenti non la riporto perchè non vorrei fare pubblicità gratuita … ripongo la speranza, neanche tanto nascosta, che l’ideona sia talmente malsansa che si brucierà da sola.

Ma si poteva andare peggio di così?

Ma io dove vivo, le mie previsione erano assolutamente diverse!!!

A Napoli si dice “ma ruorm into u’ buttiglione?”

I tecnicismi dei tecnici

Dopo aver annunciato 14 volte verbalmente che avrebbe inviato un fax o una mail, la mia collega si è decisa a produrre. Capisco che il momento di stasi deve essere riempito con parole altrimenti sembra che non ci sia molto da fare ma questo approccio al lavoro mi è sempre tornato ostico. Io sono per se c’è da fare c’è da fare, se non c’è da fare non c’è da fare. Muoversi con lo stesso ritmo in entrambi i casi lo trovo stupido, però probabilmente bisogna giustificare la proprio presenza, quindi gli avvisi servono a questo scopo.

Comunque leggo questa mail e trovo un termine che non conosco.  Chiamo la collega e le chiedo cosa intedesse per upfront e lei, prima di avvitarsi su se stessa nella spiegazione, esordisce:
- Ah già, questo è un termine che usiamo noi tecnici e bla, bla, bla, aggiunge che se aggiungo questa percentuale all’altra con una media …… ( dice un altro termine inglese sottovoce però, pertanto intuisco che non lo conosce a fondo ) in 3 anni si raggiunge la percentuale che lei mi ha scritto sul foglio!!!
Nonostante io non sia un tecnico e nonostante mi sembra di conoscere qualche principio aritmetico, ascolto la spiagazioen della media …. che non mi convince affatto e chiedo se per caso intendesse che si tratta di pagamento una tantum.
- Ah già, tu usi questo termine ( un po’ schifata pure ) si vede che hai fatto studi classici….

Ero indecisa se applicare immediatamente la mia nuova conoscenza del termine UPFRONT e mandarla subito ed anticipatamente aff… o applicare la media armonica e farlo ripetutamente nel tempo per i prossimi 3 anni?

Accetto suggerimenti.

Sono stata nominata da SciuraPina, Leucosia e Tina  e le ringrazio tantissimo per aver pensato a me, mi fa sempre molto piacere.

Per le cose che mi piace fare non besterebbe un blog intero, però vedo di stringere, allora:

  1. Mi piace piacermi qualsiasi cosa faccio, mi devo sempre ritrovare da quando parlo con la mia vicina a quando preparo una riunione, da quando cucino a quando leggo, mi devo piacere. Se non ritrovo, mi disoriento.
  2. Mi piace passare la domenica pomeriggio a fare niente, sul divano, con il sudoku in mano e la Tv che spettegola su E, mio marito che suona la batteria e mio figlio che scorazza in casa con le sue figurine, i suoi giochi e il suo I.Pd; la mia idea di famiglia si concretizza così.
  3. Mi piace trovare sempre qualcosa  nelle persone con cui parlo e mi piace meravigliarmi quando scopro cose assolutamente inaspettate dove pensavo non ci fosse nulla. Mi è capitato più spesso di quanto credevo possibile.
  4. Mi piace mangiare il cioccolato, mi piace bere la coca-cola, mi piace la cucina dove si mischiano i sapori dolce e salato - agro-dolce, mi piace il vino ed i cibi morbidi di più di quelli dove si mastica.
  5. Mi piace leggere e scrivere. Ricordo di aver provato la prima sensazione fisica di piacere quando sono riuscita a leggere la prima parola da sola.
  6. Mi piace far l’amore, è l’unico “momento” nel quale mi sento magra.

 Per la restante parte del gioco, declino le nomine perchè non mi piacciono ma in compenso se qualcuno passa di qua e vuole prendere spunto, può farlo senza problemi.

 

 

La pazzia

Mio zio si chiamava Romualdo, però tutti lo chiamano Edoardo. Il perchè non è dato sapere. Credo che c’entri il fatto che da noi la tradizione impone dei nomi stabiliti ereditati dai nonni, quindi magari ti tocca un nome pazzesco, poi gli altri usano un diminutivo o un vezzeggiativo o qualcosa di simile, insomma ti danno un nome pronunciabile più volte al giorno in fretta, Romualdo non rispondeva a questa esigenza.

Mio zio è il fratello di mia madre ed è pazzo. E’ pesantissimo scriverlo così però questa è la sua realtà. Mia mamma, nelle rare volte, che ne parlato ha detto che fino a 16-17 anni era normale, anzi normalissimo, un ragazzo pieno di amici che usciva volentieri con gli altri. Poi, lei dice, che una sera sembra che dovesse passare la sua prima esperienza sessuale con una donna o insomma qualcosa del genere ed i suoi amici l’hanno portato con loro da delle prostitute, immagino. Non si sa bene com’è andata la cosa, non si sa bene se lui non volle andarci, o non ci riuscì, comuqnue da quella sera nella sua testa si inceppò un ingranaggio e non è stato mai più normale. Questo è quello che dice mia mamma.
Forse avrebbe avuto bisogno di un aiuto, forse avrebbe dovuto parlarne con qualcuno, o forse aveva capito che non faceva per lui la normalità, comunque fatto sta che nessuno se ne accorse subito, credo che mano mano che maturava emergeva il fatto che non stesse bene di tanto in tanto. Poi iniziò a bere, a frequentare l’osteria senza fermarsi e l’alcol ha fatto il resto. Mia nonna un po’ lo difendeva, almeno a quanto ricordo, e mi pareva che fintatnto che lei fosse viva lui riuscisse anche a mantenere una sorte di lieve equilibrio. Poi mia nonna mancò improvvisamente e i miei zii che vivevano ancora in casa non erano certo in grado di curarlo, e forse non en avevano neanche tanta intenzione. ( continua … )

 Per me è pesante scriverne

Ci sono individui fatti così, che non riescono a riparare i danni inflitti dal destino alla loro anima.

Charlotte Link - La casa delle sorelle

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