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Parlottavo con un’amica che non sentivo da qualche tempo del più e del meno e lei mi fa questsa domanda:

  • Se tu potessi scegliere, quale libro saresti?

Ho risposto d’istinto: Jane Eyre.

Lei invece: Anna Karenina.

Bella coppia, non c’è che dire….

E voi, quale libro vorreste essere?

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Storia matta. Ma d’altronde cosa altro può essere stasera. La serata è matta. Matta da ammattire. Ho mal di pancia, anzi ho mal di stomaco, proprio all’imbocco dello stomaco e se ci penso, al dolore intendo, mi fa pure male di più. La verità è che ho paura. Sì, sì ho paura. Forse se lo dico mi passa pure lo sfrigolio che sento nella testa ed il nodo alla gola, che poi coincidono perchè quando deglutisco, il battito che sento di sopra segna un colpo. Insomma da ammattire, per l’appunto.

E come se dovesse succedere qualcosa e non succede mai niente, e come avere un presentimento che non si avvera. Forse mi dovevo chiamare Cassandra, però non è esatto perchè lei le previsioni le azzeccava ma nessuno le credeva, io le assomiglio solo nel credere non nel prevedere. Vabbè, mi tengo il mio nome, anzi i miei, che due sono già difficili di per sè.

Debbo dire che quando ho scritto il raccontino, ero in fibrillazione per mia sorella e non pensavo davvero che mi potessero selezionare. Cioè, mi rendo conto che scrivo un po’ meglio della media e un po’ ci speravo che qualcuno notasse le mie 2000 battute, però da qua a che questo succedesse ce ne passa. E come chi compra un biglietto del supernalotto, spera ovviamente che sia vincente ma in fondo sa che le probabilità sono pressochè nulle, insomma lo compra per sognare e quello sicuramente lo ottiene. Ecco io ho scritto il raccontino per questo, per poter scrivere, per poter dire le cose secondo me nel modo che più mi piace, non l’avevo fatto leggere a nessuno ma perchè ripeto era mio, era il mio modo di intendere. E invece sono stata selezionata. E adesso ho 4 probabilità su 66. E non sono proprio pochissime, insomma il 6% di arrivare tra i primi quattro.
Venerdì si decide al Salone Internazionale del Libro, che non è proprio da buttare via come cornice di un’Iniziativa Letteraria. In realtà più che decidere, si proclama perchè le decisioni sono già state prese da una giuria qualificatissima, che al solo pensiero che hanno letto le 4 parole che ho racimolato mi ritorna il mal di pancia, il mal di testa ed il groppo alla gola. Porca miseria, a saperlo l’avrei perlomeno riletto ed avrei tolto un errore pazzesco. Però dell’errore se n’è accorto solo il mio capo massimo … o forse solo lui ha avuto il coraggio di dirmelo, non so. Comumque a tutti coloro che l’ho fatto notare mi hanno detto che le parole sono così incatenate l’una all’altra che non si nota, sarà!!!

Non volevo scrivere, non volevo scriverne ma non è che poi io sappia fare altro, mettere le parole l’una dietro l’altra mi permette di vedere le cose pià chiramente.

E quello che vedo adesso è che ho paura di non essere scelta, mi dispiacerebbe veramente tanto, non credevo neanche io di tenerci tanto, così tanto. Forse l’evento è più grande di quello che mi aspettavo, forse immodestamente mi sembra di aver scritto una buona cosa, però questo è un giudizio parziale perchè gli altri racconti non li ho visti. Non lo so, sono agitata. Forse sarebbe una piccola rivincita verso chi mi ha sempre deriso perchè leggevo in continuazione, forse forse forse quanti forse, la verità è che mi piacerebbe vincere perchè è bello arrivare primi ed, ormai. è tanto che non mi capita più.
Sì so che questo non mi fa tanto onore perchè scriverlo così spudoratamente è brutto, però a chi piace arrivare secondo? E terzo? E quarto? vabbè, chiudo qua perchè tanto più che sessantaseiesima non posso giungere.

 

 

La visita in libreria


Settimana convulsa, il lavoro dell’anno accentrato in 5 giorni, tanto per avere la misura di come funziona bene l’azienda…. ma d’altronde azienda mediocre alleva persone mediocri…. mica sono qua per niente. Vabbè meglio non pensarci. Esco stamattina, oggi è venerdì ed ho deciso che devo camminare.

Mentre mi reco in banca, faccio il giro largo largo e passo da via mercanti e poi piazza duomo e poi la galleria e poi la libreria. Sì, lo so che non dovrei fermarmi ma le mie gambe vanno da sole, e poi una volta entrata inizia la trasformazione.

Venga rapita e portata su un altro pianeta, popolato solo da parole e titoli che vagano, piano piano giro per i corridoi e guardo inebetita le pareti.
Le pareti nascondono tesori ed io lì li guardo e leggo i titoli, li prendo, li giro e leggo di qua e di là alla rinfusa, un po’ mi vergogno ma in genere ai commessi non gliene frega niente neanche se restassi lì tutto il giorno a leggerlo il libro, poi mi fermo e mi guardo in giro ed abbozzo un sorriso e mi passo la mano tra i capelli civettuola, come se li dovessi conquistare il libri davanti a me.
Poi proseguo compiaciuta di quanti ne ho letti, veramente tanti e a ciascuno è legato un periodo, un ricordo, una sensazione, a volte un odore.  Poi lì nell’angolo più nascosto i classici, oh i classici, quanto ore passate a sognare; meno male che ci sono i libri, e sorrido, e mi trovo a ridere come se davanti a me invece di un angolo tra due corridoi ci fosse uno specchio….
Mi guardo ancora un po’ intorno ma per fortuna non c’è nessuno, meno male altrimenti che figura barbina; ridere da soli è da rincoglioniti, e proseguo nel corridoio in fondo alla sala, lo sapevo già che andavo a finire lì, proprio lì.
Mi sono trattenuta fino adesso, ho messo le mani su cento libri, con la precisa intenzione di comprarne uno ma poi ho desistito, d’altronde questo lo trovo pure in biblioteca, questo è caro aspetto che lo scontino,  questo adesso non è il momento di leggerlo, questo si potrebbe rivelare una delusione, insomma cento ragione per prenderlo soppesarlo e poi lasciarlo giù sistemato ben benino al suo posto ( odio quelli che li prendono e poi li depongono sottosopra i libri, ci metterei loro a testa in giù) .

Ma nel corridoio ho già la certezza che il mio libro di oggi mi aspetta, lo sento che mi chiama, la sala è rotonda ed è grande ma io, come rispondendo ad un richiamo, vado esattamente lì, quarto scaffale secondo ripiano. 
Adeguo un attimo gli occhi alla luce, allungo la mano e lo prendo. Adelphi ha le mie benedizioni giornaliere per aver salvato la mia vita dalla noia. Sono così contenta che mi seneto dire: OH finalmente!!!
Come se telecamere nascoste mi stessero riprendendo e dovessi sostenere la parte, non lo so bene quale ma questa parte mi calza a pennello. Lo prendo piano, lo giro e non guardo neanche il prezzo tanto lo devo comprare per forza, ne va della mia salute mentale….

Dopo aver pagato, esco con l’intima certezza di essermi regalata una settimana di sogno nella lasciva Francia del 1600.


Gli ultimi 3 libri che ho letto parlavano d’amore, in modo diverso uno d’altro ma così intensamente, così fortemente che nessuno dovrebbe dubitare mai dell’esistenza di questo sentimento.
Di come l’amore possa con la sua sola forza salvare l’anima propria, salvare le anime altrui e nei casi più estremi salvare dalla brutalità e dalla scemenza, e per conseguenza, salvare tutti, l’umanità intera.

I tre libri sono:

Un amore Dino Buzzati
Acido solforico Amélie Nothomb 
Aimée & Jaguar Erica Fischer

Ognuno a suo modo, bellissimo…..