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Mostra a Palazzo Reale a Milano, fresca di inaugurazione.
Qualche info qua e là sull’artista e, munita di audioguida, inizio il giro delle sale.

Già dai primi autoritratti dell’artista si percepisce una grande inquietudine, un turbamento severo noto all’autore, che non si fa sconti, si ritrae senza fronzoli, duro e inclemente verso se stesso. E questo me lo rende quasi simpatico da subito, ma l’audioguida non è d’accordo con noi due e propina una versione più “accettabile” degli autoritratti, sostenendo che Hopper è un uomo quieto e che già dalle prime opere si percepisce ciò che diventerà, cioè il pittore della luce.

Fiduciosa mi reco nelle altre sale per vedere l’esposione della luce e trovo delle opere, sì luminose, ma di una luce riflessa, a volte rarefatta, comunque sempre triste, melanconica. Talvolta luce e paesaggi sono così insoliti e poco probabili da sembrare che si scontrino, antogonisti senza nessun punto di collegamento, fissi uno all’altro, luce contro case geometriche. L’audioguida parla di atmosfere bucoliche e luce riflessa di stati d’animo, forse felici e forse malinconici, l’artista lascia a chi guarda la scelta. Secondo me, non c’è affatto scelta, solo immensa solitudine in rappresentazioni desertiche.

Si passa, poi, alla sala erotica – veramente descritta così dai curatori della mostra. Ebbene, non ho mai visto niente di più desolante delle donne nude di Hopper.
In attesa, davanti ad una finestra o sedute sul letto con una sfera di freddo sole invernale che le invade. Nessun calore da quella luce. La sensualità lontana anni ed anni luce.

In ultimo, la sala più importante con i dipinti di CapeCod, dei fari e delle case vittoriane. Un trionfo di crudo realismo, che non lasci spazio a speranza, solamente incomunicabilità che colpisce tutto e tutti.  L’audioguida, con voce entusiasta, racconta che le opere dell’età avanzata mostrano tutto il profondo realismo di Hopper. Non specifica altro!

Adesso mi chiedo, ma sono io che non ho capito niente o anche Hopper ha passato le forche caudine del politicamente corretto ? Forse sono solo io di cattivo umore, eppure rigurdando queste opere … proprio non ce la faccio a parlare di pittore della luce, del tempo e della memoria!