Una giornata senza senso 26 aprile 2010


Quand’ero ragazzina aspettavo. Attendevo che si compisse il mio destino. Studiavo ed aspettavo; leggevo ed attendevo il momento in cui avrei utilizzato quanto imparato, quanto appreso. Poi ho iniziato a lavorare, che già di per se è una fortuna, e pertanto la scuola ha subito uno stop … ma il lavoro è importante, non si può rinunciare. La crisi del lavoro era una realtà dura anche 20 anni fa. Ma io studio lo stesso, per conto mio. Leggo e studio quello che mi piace, tanto prima o poi mi servirà. Nel frattempo aspetto. Il lavoro dopo due mesi di euforia si manifesta per quello che è, una noia mortale dove non conta che io pensi. Anzi conta, ma perchè devo far passare 8 ore in fretta. Non è richiesta particolare grazia in questo compito. Devo aspettare che passino le ore.  Io indugio nell’attesa e leggo.  E quando posso parlo. Mi piace scoltare il parere degli altri. Ho sempre trovato che le persone avessero cose da dire. E trovavo persone che parlavano volentieri. Poi il tempo passa

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