Grazie ad Helga Schneider


Per chi non avesse avuto la possibilità di vedere Helga Schneider da Fazio su Rai Tre, può farlo adesso cliccando qua   http://helgaschneider.wordpress.com/.

Ho scoperto oggi che questa scrittrice ha un sito su WordPress e, credo che anche chi non legge tanti libri o nessuno, debba perlomeno scorrere qualche pagina del sito. Perchè ne vale la pena, perchè dobbiamo sapere e ricordare cosa è stato l’orrore del nazismo, perchè quando pensiamo al dramma della Shoah dobbiamo sapere che dramma fu per tutti, per chi era nei campi e per chi ne era fuori, per tutti quelli che c’erano allora e per tutti quelli che verranno, quindi anche per noi.

E’ come se qualcuno chiedesse quali sono le opere che hanno descritto meglio il XX secolo … tra la lista ci deve essere Se questo è un uomo di Levi e Lasciami andare madre di Schneider.

Non è facile la lettura di questo librettino, e non si può dimenticare. E’ un’esperienza di vita, dolorosa, vissuta sulla pelle nuda, graffiante eppure alla fine c’è speranza, poca, fioca eppure c’è ed è la stessa autrice che la rappresenta, con la sua scrittura, con la sua famiglia, con il fatto che ci sia… un essere umano nonostante tutto e tutti, anche a dispeto della propria madre.

Ho parlato con molte persone di questo libro e non tutti l’hanno percepito così com’è capitato a me, però tutti ne sono rimasti colpiti.

Il 2 maggio 2004, mio periodo aureo dal punto di vista lavorativo, ero a cena in un’importante salotto romano e davvero mi aspettavo solamente incontri di rappresentanza, almeno ero preparata solo per quelli. Trova un’impegnata signora romana ricca di soldi, di famiglia e di stimoli che tra un antipasto e l’altro inizia a parlare di una commedia teatrale che l’ha colpita molto.
Incuriosita ascolto e mi rendo conto che parla dalla trasposizione del libro -Lasciami andare, madre.
Ci siamo guardate ed abbiamo comprese.
Noi che eravamo più lontante che si può, come età anagrafica, come età mentale, come lavoro, come famiglia, come tutto, abbiamo discusso tutta la sera sull’argomento monopolizzando l’attenzione di tutti. E’ la più bella cena che ricordo.

Riuscire a superare le barriere culturali, sociali, economiche e ritrovarsi con le stesse emozioni davanti ad un dramma che non ha parole umane per essere spiegato è stato commovente ed educativo allo stesso tempo.

L’unica possibilità che abbiamo intravisto per comprendere, nel senso di contenere, la tristezza ed il permanente senso di abbandono che ne deriva è il continuare a parlare………..
Io con mio figlio lo faccio appena possibile.

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  1. Certo. Solo il ricordo può aiutare a recuperare l’orrore e a far pace con noi stessi…

  2. merimery

    Quante cose scopro qui da te! Leggerò senz’altro qualcosa del blog e, con più calma, guarderò anche l’intervista ….considerato che non guardo quasi per niente tv e meno che meno italiana! 🙂
    Sono contenta che il nervosismo sia passato e penso che in questo momento tu debba avere pazienza. Oh…e te lo dice una che quando vuole una cosa piagnucola e batte i piedi a terra come i bambini fino a che non la ottiene. Però in questi ultimi mesi ho imparato una cosa importante che ora, se permetti, voglio condividere con te. Certo…rischio di dilungarmi ma se no che chiacchierata è? Poi prendo lo spazio lasciato da fabioletterario visto che lui è sempre così coinciso e sintetico (deformazione professionale….)ehehehehe. Ciò che trovo più insopportabile, essendo una ribelle nata, è non avere la possibilità di scegliere e dover fare qualcosa che non amo o frequentare gente che non mi piace solo perchè non ho altra scelta. Io nella mia vita ho assecondato il cambiamento tutte le volte che ne ho sentito il bisogno. A volte, come hai scritto tu, non si possono lasciare le cose su due piedi perchè non possiamo fare finta che non esistano affitti, mutui e rate da pagare. Magari potessimo! Il cambiamento inizia nel momento in cui ci pensi per la prima volta ed è incredibile come poi le cose vadano da sé. Per me è stato così! Qualche mese fa anche io non ero più contenta di un lavoro che facevo. Ho avuto un periodo difficile in cui mi sono sentita, nulla, inutile, in cui non avevo energie e voglia; tutte le volte che pensavo di cambiare mi autodemoralizzavo. Aggiungi che è stato tutto molto più complicato per la lingua, per il fatto che non conoscessi certi meccanismi, che mi sentivo piccolapiccola in una città enorme…insomma, l’ultima arrivata. Ho avuto una vera e propria crisi d’identità nella quale sapevo giusto rispondere al “da dove vengo!?” Non so dirti come, perchè, quando….ma da un giorno all’altro qualcosa ha iniziato a cambiare. Ho ritrovato la mia sicurezza, ho rincontrato le mie qualità. Ho fatto colloqui, ho fatto casting (io sono più un’artista che altro…. 🙂 ) e ogni volta ho recuperato un pezzetto di me. Sto facendo un sacco di esperienze e finalmente, faccio un lavoro che mi piace. Continuo a guardarmi intorno a valutare nuove strade (ma questo penso faccia parte del mio carattere insopportabile!!) ma “quello che ho passato” non è stato semplice. Eppure mi ha insegnato che a volte bisogna aspettare il momento, a volte non siamo pronti per delle novità anche se le desideriamo tanto. Insomma…bisogna fare un pò come Rocky Balboa che prima di un incontro si allena, si prepara e si mette alla prova in modo estenuante. Ecco…forse non c’entra molto con la tua situazione però in qualche modo credo anche per te arriveranno momenti migliori…l’importante è che tu non smetta di “seminare”, di provarci, di sentirti pronta….Credo proprio che avrai delle belle soddisfazioni…quando meno te lo aspetti!

  3. se ti capita leggi “il rogo di Berlino” della Schneider….è veramente molto molto bello ed interessante, la seconda guerra mondiale vista con gli occhi di una bimba tedesca. Non aggiungo altro.

  1. 1 CLIO - Chi fa sul serio trova la strada, chi non fa sul serio trova la scusa « R&M Project

    […] Marzo 18, 2008 in Arte e cultura, I MIEI LIBRI, Libri, Solidarietà with 1 Comment […]




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