E se non scrivo dottore sulla busta?


Di norma invio 4-5 lettere al giorno indirizzate a varie persone, interne ed esterne all’azienda.

Di norma sottolineo sulla busta: alla c.a. del signor …. o della signora …..

Non specifico mai altri titoli, semplicemente perchè signore mi sembra più che sufficiente per identificare una persona.

Ebbene mi capita talvolta che arrivi una chiamata di ritorno che mi specifica che il tal dei tali è a secondo: Dottore – Avvocato – Architetto ecc.ecc.
Cerco di non dar perso a queste cose, attribuendo troppo zelo a puntuali segretarie e continuo a scrivere signore.
Anche perchè credo che poi SIGNORE o SIGNORA sia l’accompagnamento migliore per qualsiasi nome. E’ vero che costa fatica laurearsi ed avere un titolo, oltre a signore, ma non credo che sia sempre il caso di palesarlo senza ragione.

E mi viene ancora da ridere se penso alla targhetta sulla porta di mia cognata, vera patita di titoli e di differenze onorifiche, che recita DR.ssa Rossi e Dr. Bianchi. Riportata, per maggiore incisività, anche sul campanello d’entrata del portone principale e del portoncino e per non farsi scappare nulla, anche sull’indirizzo di posta … maria.dr.ssa.rossi @…   Ovviamente l’anziana vicina di casa che ha bussato alla porta per chiedere informazioni relative ad un medicinale, non poteva essere biasimata.

Comunque si vede che la schiera di cui fa parte mia cognata deve essere ben folta, perchè oggi mi arriva una busta con dentro altre due buste con già digitato l’indirizzo di spedizione. Chiamo la persona che me le ha spedite e chiedo lumi. Mi dice che mi ha già stampato le buste così quando effettuo le spedizioni non sbaglio il titolo!!!!!

No comment, ho riattaccato ed ho cestinato le buste. Di certo non sbaglierò più con questa persona che sarà anche dottore ma signore proprio no.

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  1. sono totalmente d’accordo con te!
    io ho un titolo, ma non lo uso mai, anzi mi arrabbio tantissimo quando fanno precedere il titolo al mio nome.
    giustamente tutti nasciamo signori o signore, poi sta a noi mantenere questo status a vita con il nostro comportamento
    dott, ing, avv si ottengono con la laurea e non vanno più via. troppo facile!

  2. pippi

    ahahah
    assurda certa gente!

  3. elena

    concordo: è una, pessima, abitudine tutta italiana, doversi fregiare di titoli che il più delle volte oltretutto nulla hanno a che fare con l’attività che si svolge ha un che di patetico… già i vari dott., avv., arch. sono ridicoli, ma i più ridicoli di tutti sono i RAG., che non è neanche un titolo di laurea! Anche a me è capitato più volte che qualche solerte segretaria si premurasse di precisare “mi raccomando, Cav. Dott. Ing. Tal dei Tali!”… e anch’io di default metto solo “signore” e “signora”, e a quei ruffiani che mi mandano lettere o e-mail appioppandomi un immeritato titolo di dottoressa faccio subito notare che non ho nessuna laurea quindi possono rilassarsi…

  4. che poi nella gente comune certi titoli generano confusione come nel caso da te citato, si scrivono dottore nella targhetta e poi sono insegnanti, io conosco una “professoressa” così ama essere chiamata perchè dirige un reparto in ospedale (autopsie) e mi piacerebbe che qualcuno bussasse alla sua porta per chiedere ripetizioni di matematica

  5. ste965

    off topic: check the e-mail box

  6. mah… io non faccio sfoggio del titolo, però ci sono persone che ci tengono davvero assai! e trovo conferma leggendo il tuo post!
    e comunque signori si nasce, come diceva Totò!

  7. concordo pienamente!Inoltre si “danno i titoli” solo a persone che occupano posizioni di rilievo, indipendentemente dal fatto che lo siano: nessuno si sognerebbe di chiamare dott.ssa una segretaria!

  8. eli

    clio per favore contatta ste965 via e-mail per comunicazioni urgenti.
    ciao

  9. Boh

    Ciao Clio, passo di qua velocemente senza leggere(non ne ho il tempo) per aggiornarti sul fatto che Filippo e’ nato ed e’ la cosa piu’ bella che mi sia capitata. Un saluto. Boh

  10. Verissimo, in Italia guai a dimenticare un titolo, ti fulminano subito. Io per fortuna lavoro pricipalmente con l’estero e nemmeno i francesi – notori rompiballe nel mio settore – tengono minimamente al titolo – M., Mme, Mlle sono più che suff. Tanto meno nei paesi nordici ( UK, Germania, Finlandia, Danimarca) dove alla seconda mail si passa già al tu!!

  11. Posso andare contro corrente? E’ vero, in Italia i titoli accademici sono inflazionati, tanto che a Napoli, c’è la civilissima usanza di aumentare di un grado i titoli delle persone, per cui il Geom. e Ing., il Dott. in Legge è Avvocato, e così via. E mi fa piacere pensare che le nuove generazione (tu, Clio, e i commentatori) la pensino in maniera più sostanziale.
    Ma…. C’è sempre un ma. Nelle pasasate generazioni, dare del Sig. a uno voleva dire sminuirlo, sottolineare il fatto che non aveva raggiunto titoli di studio. Con le conseguenze del caso. Siate quindi indulgenti, e, se qualcuno tiene al titolo accademico, dateglielo. Che vi costa?
    Dott. Prof. Grand. fi. di putt. Orso Marsicano

  12. Quale ispido, prima ancora di marinaio, anch’io voglio andare controcorrente, ma con motivazioni diverse da quelle di Orso Marsicano, peraltro vere.
    Quando invii delle lettere di lavoro non importa se ti rivolgi ad una persona rispettabile o meno, ma alla persona giusta. Voglio dire che l’importante è la sua posizione di lavoro. E se questa persona ritiene di dover qualificare la sua posizione con il titolo di studio, va bene così. Che sia o meno un signore, non frega a nessuno. Così è in Italia.
    Voglio però aggiungere che, come certo saprai, in contesti in cui la scolarità è molto alta, non solo si omette il titolo di studio, ma chi non lo fa viene ritenuto provinciale.
    Infine, un suggerimento: se proprio ti sta sugli zebedei citare il titolo, non scrivere “alla c.a. del sig. xxx”, ma solo “alla c.a. di xxx”. Vedrai che non ti scocceranno più (in media).

    PS. In “Manuale di Conversazione” di A. Campanile un esilarante racconto del biglietto da visita di un signor…nessuno, straolmo di abbreviazioni che lasciano credere quello che non è!

  13. Dimenticavo: quale edizione de “Le mille e una notte” hai letto? Grazie

  14. lia

    Sono d’accordo con mammagatta. All’università, durante la pratica, era normale il Voi,il Lei… mai il tu. Nell’ambiente in cui lavoro (Comune) mi è stato subito dato del tu, ma facendoci caso, soprattutto da gente che occupa livelli più alti ma non per meriti o preparazione. Per questi e sono tanti, (sia giovani che anziani) è un modo per abbassare gli altri al proprio livello. Usate quello che volete però vi assicuro che è rispettoso dell’altro anche l’appellativo, piuttosto è molto forte il risentimento a volte di chi non usa gli appellativi che non tolgono nulla a nessuno, però è sicuramente onore per chi il titolo ce l’ha, rispetto a chi invece, quotidianamente, sapendo di non averlo si crogiola quando glie lo attribuiscono lo stesso anche se sa di non averne diritto. Ho tanti episodi di ex bidelle raccomdandate, parenti di sindaci etc. con la terza media, arroganti e nullafacenti che prendono in giro brave segretarie, sfruttano ottimi studenti, impiegate laureate, degradandoli a signora e signori.
    Non solo ma a volte, a noi laureate, ci impongono di non usare il titolo perchè offendiamo i Vs. Signori e Signora che a malapena hanno la scuola dell’obbligo, quando per legge ci sono posizioni specialistiche che sottitendono ad un precisa preparazione.
    Si capisce che sono laureata, ho anche lavorato per mantenermi; è vero essere signore è altro, ma ritengo vergognoso sentire a volte ragionamenti dettati solo da invidia. Oggi tutti possono studiare, però se il titolo c’è veramente, il cafone è chi pur sapendolo non lo rispetta.

  15. vero

    E’ incredibile come le persone si attacchino a futili sillabe giusto per far “finta” di appartenere a uno status sociale.
    Io ho amici praticamente solo laureati ma dubito, anzi ne sono certa, che farebbero scene del genere se sulla loro busta ci fosse scritto sig. o sig.ra invece di dott. o dott.ssa.
    Credo che abbiano di meglio da fare che lamentarsi delle buste che gli arrivano o di istruire le segretarie per farlo.
    Si vede che la gente, quando non ha nulla da fare, si sente insoddisfatta e si sfoga con il primo che capita.
    Io, non so voi, li chiamo sfigati.

  16. Cat

    “…più con questa persona che sarà anche dottore ma signore proprio no.”

    😀
    verissimo i Signori/signore non lo sono per laurea o percorso di studi.
    Come disse Totò : “signori si nasce ed io modestamente lo naqui.”
    Dottori si diventa 😉

    😉

  17. Cristiano

    Scusate l’intromissione casuale ma signori si diventa per educazione, luareati, cioè dott. per titolo di studio. Chiaro che chi ha studiato parecchio abbia pioacere a veder riconosciuto il prorpio titolo, indifferentemente dalla posizione che occupa. I o ho un titolo di dott. pre dm 509/99 (laurea vecchia) e mi fa piacere che prima di entrare inh confidenza con chi lavoro, mi venga riconosciuto, poi ci si può anche chiamare per nome e darsi del tu con tutti, dal direttore all’usciere, poco mi importa.
    Una cosa: per cortesia dr. è un titolo che spetta solo a chi ha fatto il phd o dottorato e dr.ssa è una vera “bestemmia”, perchè in inglese doctor è sia maschile sia femminile, quindi o dr. (se si è sicuri di avere il titolo, oppure dott. o dott.ssa.
    Ciao

  18. natasha

    La mia è un esperienza vissuta in un momento dolorosissimo davanti al CTU nominato dal tribunale e ai CTP . Siccome il CTP della contro parte continuava a sghignazzare ad ogni mia semplice risposta (non avendo personalmente titoli) ho chiesto al CTU di intervenire arginando la maleducazione della “Sig.ra” Mi ha risposto che la maleducata ero io rivolgendomi alla dottoressa in psicologia chiamandola semplicemente Signora e che da quel momento quindi sarei stata tenuta a chiamarli tutti dottori in quanto “avendo fatto fatica a laurearsi e quindi glielo dobbiamo!” Ho risposto dicendo solamente che: “Signora per me non è un offesa” E questi sono tutti psicologi che fanno indagini e relazioni sulle famiglie. Per me è presuntuoso e indisponente chi ostenta il proprio titolo specialmente in un momento di debolezza dell’interlocutore.




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