In giro per Famagosta


Famagosta. Si parte alle 08.30 con un taxi che ci porta a kyrenia. Siamo in 4 donne ed il tassista spara una cifra spaventosa. Gli dico che gli daremo solo 10 milioni di lire ( circa 6 euro ). Le altre mi guardano strano ma lui dice ok ( le mie origini napoletane emergono di tanto in tanto). Andiamo. In città prendiamo l’autobus di linea per Famagosta. Un’ora e mezza attraverso Cipro. Dopo aver passato le montagne arrivano delle grandi distese di terra arida. Case sparse e poca gente in giro. Di tanto in tanto si avvista un minareto. Ma le musiche turche, il dondolio dell’autobus mi incantano e piano piano mi assopisco. Di colpo qualcuno mi sveglia, siamo al capolinea. Si intravedono le mura della città. Scendiamo e ci dirigiamo verso la porta antica. Fa caldo e non c’è una nuvola in cielo. Arrivate alla porta sud, ci fermiamo per scattare le foto e mi accorgo che ho dimenticato il palmare in autobus. Attimo di puro panico anche perchè trattasi del cell del lavoro e già immagino le migliaia di denunce che mi aspettano. Torno di corsa indietro e trovo l’autobus parcheggiato e l’autista a gesti mi indica che ha consegnato “box” in ufficio. Attraverso la strada e trovo il palmare, ringrazio un po’ Allah e un po’ il buon Dio per la fortuna. Raggiungo le mie 3 compagne ed entriamo in città. Dopo le mura, tanti negozi, alcuni dei veri e propri bazar con dei souvenir davvero carini, molto kitch ma proprio carini. Ne giriamo un po’ ed ogni volta che entriamo tra ventilatori ed aria condizionata è sempre un colpo. Meno male che ho portato con me un foulard che all’esterno tengo legato in testa per difendermi dal sole implacabile (adesso comprendo un po’ di più le donne locali tutte belle coperte) e all’interno avvolgo intorno alla pancia come un pareo. Intanto il caldo aumenta e senza problemi si arriva a 40° gradi. Camminiano fino all’antico palazzo dei veneziani. È tenuto malissimo e mi meraviglia lo stato di conservazione delle pietre che nonostante 500 anni tengono ancora molto bene. Si percepisce la grandiosità e l’importanza che doveva rappresentare questo luogo per i mercati veneziani visto che era l’ultimo baluardo occidentale prima dell’oriente. É questa commistione tra est ed ovest ancora si vede negli abti e nei modi di porsi della gente, nella vicinanza delle chiese ortodosse con le moschee, nelle case, nei negozi. Terra di passaggio. Continuiamo a camminare sotto il sole a picco. Ridiamo come matte quando ci accorgiamo che: a) siamo le uniche persone a camminare in strada a quell’ora; b) il sole è penpendicolare alle nostre teste quindi non facciamo neanche ombra; c) forse era più prudente venire qui con almeno un uomo. Decidiamo che è meglio fermarsi ed entriamo in un bar dove finalmente troviamo due ragazze veramente belle. Ordiniamo da bere e con un inglese stentato, non solo il nostro però, cerchiamo di carpire i segreti per truccarsi alla loro maniera mettendo cioè così in risalto gli occhi. Capiamo ben poco però lo scambio è veramente divertente. Restiamo lì un’oretta e ci sorbiamo anche la pregiera del muezzin dell’una sparata nella città con gli altoparlanti. Ripartiamo verso la torre di Otello e purtroppo anche questo che dovrebbe essere uno dei monumenti più conosciuti e visitati dell’isola è conservato in pessime condizioni. Una sorpresa però c’è, affacciandosi da una delle torri si vede il porto della città, attivissimo nonostante la canicola, ed in lontananza si scorge una città moderna piena di alti palazzi e di ciminiere di industrie. Vista da qui potrebbe essere qualsiasi città occidentale, poi volto la testa e mi si presenta la parte antica che ho appena attraversato. Questo connubbio, così denso, così intrecciato, mi affascina e mi conquista. Resto lì a fissare il panorama. Le mie compagne di viaggio mi chiamano da sotto perchè è ora d’andare, abbiamo il pulmann alle 15.30 ed abbiamo promesso ai nostri mariti di tornare prima che arrivasse buio. A malincuore lascio la postazione. Ritorniamo indietro e passiamo davanti ad una bellissima chiesa gotica. Proviamo ad entrare ma veniamo fermate da un guardiano zelante, chissà poi da dov’è uscito, che ci indica di toglierci le scarpe se vogliamo entrare. Quella che sembrava dall’esterno una chiesa è una moschea. All’interno, con il pavimento tutto coperto di tappeti, è bellissima. Il guardiano turco tenta di spiegarci qualche cosa ma è veramente incomprensibile. Restiamo lì un po’ e poi ci dirigiamo di buona lena alla fermata. Fortunatamente l’autobus non è ancora partito e riusciamo anche a trovare posto a sedere. Meno male che le altre si appisolano quasi subito così ho il tempo di comprendere e di catallogare tutte le sensazioni, le emozioni, gli odori di oggi. Ripensando potrei dire della città: calda, arida, chiara, arsa, maestosa e decadente al tempo stesso, nascosta, pungente, misteriosa, accogliente, lontana, carnale. Piano piano mi appisolo anch’io.

Annunci

  1. boh

    OTTIMO RACCONTO, COMPLIMENTI! AMMETTERAI PERO’ CHE STRIDE DA MORIRE CON COSE SCRITTE PRECEDENTEMENTE… UN BACIO




Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: