La pazzia
Mio zio si chiamava Romualdo, però tutti lo chiamano Edoardo. Il perchè non è dato sapere. Credo che c’entri il fatto che da noi la tradizione impone dei nomi stabiliti ereditati dai nonni, quindi magari ti tocca un nome pazzesco, poi gli altri usano un diminutivo o un vezzeggiativo o qualcosa di simile, insomma ti danno un nome pronunciabile più volte al giorno in fretta, Romualdo non rispondeva a questa esigenza.
Mio zio è il fratello di mia madre ed è pazzo. E’ pesantissimo scriverlo così però questa è la sua realtà. Mia mamma, nelle rare volte, che ne parlato ha detto che fino a 16-17 anni era normale, anzi normalissimo, un ragazzo pieno di amici che usciva volentieri con gli altri. Poi, lei dice, che una sera sembra che dovesse passare la sua prima esperienza sessuale con una donna o insomma qualcosa del genere ed i suoi amici l’hanno portato con loro da delle prostitute, immagino. Non si sa bene com’è andata la cosa, non si sa bene se lui non volle andarci, o non ci riuscì, comuqnue da quella sera nella sua testa si inceppò un ingranaggio e non è stato mai più normale. Questo è quello che dice mia mamma.
Forse avrebbe avuto bisogno di un aiuto, forse avrebbe dovuto parlarne con qualcuno, o forse aveva capito che non faceva per lui la normalità, comunque fatto sta che nessuno se ne accorse subito, credo che mano mano che maturava emergeva il fatto che non stesse bene di tanto in tanto. Poi iniziò a bere, a frequentare l’osteria senza fermarsi e l’alcol ha fatto il resto. Mia nonna un po’ lo difendeva, almeno a quanto ricordo, e mi pareva che fintatnto che lei fosse viva lui riuscisse anche a mantenere una sorte di lieve equilibrio. Poi mia nonna mancò improvvisamente e i miei zii che vivevano ancora in casa non erano certo in grado di curarlo, e forse non en avevano neanche tanta intenzione. ( continua … )
Per me è pesante scriverne


ti ho nominata…
ma scrivere serve…
in questo mondo ci conoscono tutti ma in realtà nessuno ci conosce
scrivere quello che dentro di non vuole uscire, forse perchè siam talmente pieni che arriva il momento di lasciar spazio a cose nuove
scrivere per poi rileggere e poter dire…ecco…ora è passato…
buona giornata
Concordo con quello che dice Irish Coffee. Credo che parlare di certe cose, scrivere di certi ricordi, aiuti ad andare oltre. Certo quello che fa male non scompare peró forse é più facile capire il dolore se si parla del dolore.
Comunque anche io ti ho nominata, quando vuoi facci sapere i tuoi gusti.
Un bacione.
Ho letto d’un fiato quello che hai voluto raccontare in questo post. Quando osservo “un pazzo” (chiamamolo così…
che parla da solo mi dico che non vedo nessun altro oltre a lui, ma potrei mai negare che quest’altro ci sia? che lui lo veda? Se fossi io a non vedere abbastanza?
Ho lavorato per lungo tempo con un regista di teatro che chiunque definirebbe FOLLE. Come saprai in campo artistico c’è più tolleranza perchè si da per scontato che chi ci lavora debba essere quanto meno strano. Anche lui, come tuo zio, ha avuto per molto tempo problemi di alcol ed io sospetto che di tanto in tanto ci ricaschi. Sembra sempre uno fuori dal suo tempo, dal suo posto…fuori proprio! :)A parte il bene che gli voglio per quanto mi ha insegnato, l’ho sempre osservato con molto interesse perchè quando crea le scene per i suoi spettacoli lui vede cose che io non riesco a vedere. Trasforma le emozioni in colore, in suono; crea delle immagini così forti e intense che mi verrebbe voglia di visitare questo suo strano mondo. Sembra scollegato dagli altri, da un certo tipo di dinamiche…eppure riesce a far tremare la pancia anche al più razionale spettatore. Quello che voglio dirti Clio…è che secondo me esistono sensibiltà diverse. Non tutti abbiamo voglia o cogliamo lo stesso senso nell’omologarci a certi riti sociali e forse tuo zio non ne ha avuto nessuna voglia e ha preferito vivere ad un piano diverso dal nostro. Un piano che ci è difficile comprendere, che ci sembra triste e sconsolato ma che credimi, forse è anche più consapevole! Un piano che sembra così assurdo tanto che tua madre (e chissà quanti altri) hanno bisogno di cercare un’interruttore, una causa, una spiegazione…che forse non esiste.
Bisogna amarli e proteggerli perchè sono esseri vulnerabili e speciali. Ti abbraccio forte forte